02/10/2022

Tutti con il naso all’insù ad Agno

Grande successo per «Eppur si vola», un sabato di porte aperte nello scalo sottocenerino a cura del locale Aero Club, nonostante le difficoltà degli ultimi anni

CDT Giona Mantovan – Centinaia di famiglie si sono riversate all’aeroporto di Agno per celebrare il mondo dell’aviazione. Una giornata di porte aperte intitolata «Eppur si vola», organizzata dal locale Aero Club, con un programma di tutto rispetto: dai Para Civili Locarno alle acrobazie del PC-7 Team, con tanto di Super Puma DisplayTeam delle forze aeree svizzere. Un grande successo alimentato anche da un sabato di sole dal tepore ancora estivo. Una tradizione, questa nello scalo sottocenerino, che va avanti da anni sempre sotto lo stesso titolo. E che, dopo due anni di interruzione a causa della pandemia, oggi più che mai assume un significato del tutto particolare viste le «turbolenze» finanziarie e politiche che si sono abbattute sulla struttura.

«Eppur si vola, sì!», esclama il vicepresidente dell’Aero Club Lugano, Bruno Rezzonico, visibilmente soddisfatto per la grande partecipazione. «C’è chi l’aeroporto lo vuole smantellare, chi ci vuole coltivare patate… ma noi siamo qui, oggi, per aprire gli occhi a tutti. Per far capire che anche nei periodi più bui e difficili, che sia per la pandemia, per la crisi delle materie prime o per la guerra, se ci si sforza di tornare a volare è un buon segno e le cose non possono che andare meglio. Questo aeroporto, insomma, vive».

Poche persone lo usano. È un lusso? «No»

Uno scalo usato da poche persone e che ha vissuto tempi migliori, è un lusso visionario? Secondo Rezzonico, no. «Dobbiamo sforzarci di immaginare una ripartenza per questa struttura. Avere una linea per i passeggeri è difficile, ma non impossibile. Ci vuole qualcuno con la lungimiranza per mettere in piedi un collegamento ‘circolare’. Magari un Agno-Ginevra-Londra. Anche perché farci solo un volo andata e ritorno per Ginevra non è sostenibile. Con un aereo da cinquanta posti ce la si può cavare, senza contare che, poi, una cosa attira l’altra». 

All’ingresso del terminal, ecco una potente fiammata. Ma niente paura, è soltanto la dimostrazione del Gruppo Aerostatico Ticino. Ernesto Merz controlla il propulsore all’interno di una ‘navicella’, così è chiamato quel ‘cestino’, alla base della mongolfiera, che può ospitare i passeggeri. «È un peccato che non possiamo mettere in piedi il pallone che abbiamo qui dietro, nel campo. Purtroppo c’è troppo vento», dice il presidente dell’Associazione, sottosezione dell’Aero Club Lugano. «È un mezzo molto antico, di fine 1700, ma fa sempre sognare grandi e piccini. Quando lo si vede in volo, ha sempre molto fascino». 

Il momento ‘clou’

Intanto, fuori, oltre gli sportelli del ‘terminal’ e sopra la pista, siamo alla fase ‘clou’ della manifestazione, con le evoluzioni del PC-7 Team, l’iconica pattuglia acrobatica delle Forze aeree svizzere. I Pilatus dalla livrea bianca e rossa sfrecciano varie volte a poche decine di metri dal pubblico, accolti da esclamazioni di stupore e applausi.
«È una giornata di festa, dedicata alle famiglie, ai curiosi, agli appassionati di volo…», dice Rosanna, informatissima sul programma e sull’organizzazione dell’evento. «Oltre agli apparecchi, e ce ne sono tanti oggi, è possibile visitare la torre, il posto pompieri e i loro mezzi di soccorso, il servizio di manutenzione… c’è anche una lotteria, si possono vincere dei voli».

L’atmosfera sulla pista

«È un bell’evento», racconta sorridente Kenzo, 36.enne residente nella zona che è qui con tutta la famiglia. «Abbiamo portato i piccoli, sì. C’è un po’ di vento… ma penso che dia più fastidio ai piloti che a noi». A Leone, otto anni di Neggio, piacciono molto gli aerei. «Mi piace vederli fare i ‘salti mortali’», sottolinea con meraviglia. «Da grande vorrei fare il pilota!». Qualche metro più in là gli fa eco Liam, cinque anni, che, al contrario di Leone, non ha mai preso un aereo in vita sua. «Anche a me piacciono, tantissimo! Quello bianco più di tutti».

Sabrina, 37.enne di Breganzona, è qui con il marito e i due figli. «Fin da piccola mio padre, che fra l’altro è qui con noi, mi ha sempre portato agli air show. Siamo tutti appassionati di aerei. Ci pareva una bella opportunità per passare una bella giornata tutti insieme». Sabrina sostiene come l’affluenza sia simile alle precedenti edizioni dell’evento. «Ammiro il mondo dell’aeronautica e i piloti, spero che i miei figli vorranno intraprendere questa carriera. Certo, decideranno loro… diciamo che questo è un mio ‘sogno di mamma’», sorride.
La coppia sostiene all’unisono come l’infrastruttura sia importante per una città. «Deve ancora avere qualcosa da dire, in futuro», aggiunge il marito, Massimo.

«Sono luganese e sono affezionato all’aeroporto» dice Gary. «È una realtà che va sostenuta», aggiunge il 32.enne preparatore fisico. Alto, con la barba e che sulle spalle regge Robin. Il piccolo si gode lo spettacolo da una posizione privilegiata. «È bello vedere così tanta gente. La giornata è perfetta, solo un po’ di vento. Penso che sono tutti contenti di ritornare qui, dopo due anni».

I modellini

In un angolo della pista aperta al pubblico c’è un’esposizione di modelli. Forme e colori di tutti i tipi, dai cacciabombardieri dell’ultima generazione ai più classici biposto. Chiara, 20 anni, fa parte del gruppo aeromodellisti di Mendrisio. La ragazza si fa strada attraverso gli aeromodelli per presentare la sua ultima creazione. «Ma non ci si mette tanto ad assemblarli, questo fa parte di un kit», spiega illustrando le caratteristiche del suo aereo, un apparecchio rosso di un paio di metri la cui forma ricorda un velivolo acrobatico.
«Questo modello, costruito con un materiale simile al polistirolo, ha un motore elettrico», spiega mentre allaccia alcuni cavi. Chiara prende un grande radiocomando, rosso laccato pure lui, da una borsa. «Oltre all’elica abbiamo questi alettoni, che permettono di muovere l’aereo sui fianchi». Muove alcune leve sulla consolle ed ecco che anche le piccole componenti reagiscono. «I pannelli di profondità servono per far salire o scendere il velivolo. Il timone chiamato anche ‘direzione’ permette di farlo muovere a destra e a sinistra». 
La giovane racconta di aver iniziato con un piccolo elicottero radiocomandato e, oggi, in casa ha almeno una decina di droni, anche acrobatici, come pure altri cinque apparecchi simili al suo Extra E 330, anche se leggermente più piccoli. «Questo è il più grande che ho». Le acrobazie sono la sua specialità e conosce molto bene termini come ‘volo a coltello’, ‘scivolamento d’ala’, ‘avvitamento’… Mai pensato di pilotare? «Eh, ammetto che ho un po’ paura di volare! Preferisco farli volare, non esserci sopra!», esclama.