Lugano Airport può tirare un sospiro di sollievo. Dopo il Consiglio degli Stati, anche il Nazionale ha respinto la limitazione del contributo di 30 milioni di franchi annui della Confederazione per sostenere i servizi per la sicurezza di avvicinamento e di decollo di otto aerodromi regionali in Svizzera. Cosa che per lo scalo di Agno avrebbe voluto dire ricevere 5 milioni di franchi in meno ogni anno.
Sarebbe stato un colpo fatale. Tanto che negli scorsi mesi, il Ticino aveva lanciato l’allarme sul rischio di chiusura se il contributo federale fosse stato negato. Lo scorso dicembre, pochi giorni prima del voto alla Camera Alta, Associazione Passeggeri e Aeroporti della Svizzera Italiana (ASPASI), AITI, Cc-Ti, Associazione Bancaria Ticinese (ABT), Associazione Svizzera dei Gestori Patrimoniali (ASG), Lugano Commodity Trading Association (LCTA), Hotelleriesuisse Ticino e Lugano Region avevano indirizzato una lettera alla Commissione delle finanze del Consiglio agli Stati per esprimere forte preoccupazione di fronte alla riduzione di questi contributi, una misura prevista nel pacchetto di risparmi della Confederazione.
Ebbene, oggi il Nazionale ha deciso con 120 voti contro 73 di non tagliare questo contributo (il 18 dicembre la votazione agli Stati era terminata 26 a 16). Contraria la sinistra. «I voli commerciali privati, che sono rumorosi e inquinanti, non meritano di essere sovvenzionati», ha affermato l’ecologista Felix Wettstein (Verdi/SO). L’idea era che anche gli utenti dovessero contribuire, dato che il finanziamento proviene quasi esclusivamente dalla Confederazione, ha aggiunto la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter, sottolineando l’esistenza di una «lobby assordante» del settore. Senza successo.
