30/01/2023

IL FUTURO AVIATORIO DEL «SISTEMA TICINO»

* di Davide Pedrioli, Direttore di Lugano Airport

Sono trascorsi tre anni dall’ultimo volo di linea che per quarant’anni ha collegato il Ticino con Zurigo/Kloten . In quel periodo quasi cinque milioni di ticinesi hanno potuto raggiungere lo scalo zuurighese dal quale sono poi proseguiti per il resto del mondo o son tornati. Lo scorso 25 novembre il velivolo simbolo di questa rotta, cioè il SAAB 2000 conosciuto come il «Concordino», ha lasciato definitivamente l’aeroporto per concludere la sua carriera negli Stati Uniti.

Si è chiusa un’epoca che ha visto l’aeroporto di Lugano svolgere il ruolo di pioniere a livello svizzero e promuovere i collegamenti aerei di linea regionali. A livello continentale questo settore è in grande sofferenza perché i collegamenti ferroviari di alta velocità, finanziati dagli enti pubblici, sulle rotte di poche centinaia di chilometri hanno sostituito le necessità di mobilità dell’utenza. A questo punto, passata l’epoca dei collegamenti di linea a corta distanza, l’aeroporto di Lugano assume un’altra funzione nell’assicurare al «sistema Ticino» le necessità di collegamenti veloci sulle destinazioni non servite dai collegamenti terrestri o su lunghe distanze.

L’aeroporto va ora considerato a tutti gli effetti come un «nodo intermodale di trasporto», come si chiamano in uno strano tecnicismo le vecchie stazioni ferroviarie urbane, e come tale gioca un ruolo importante nel sistema di mobilità nazionale e cantonale. In concreto si deve prendere atto che da sempre, cioè da prima che la Crossair iniziasse a fine anni Settanta con i collegamenti di linea, l’aeroporto ospitava voli business che, nel limite delle capacità tecnologiche di quei decenni, spaziavano in tutta l’Europa. Questa tipologia d’utenza nell’ultimo quarantennio si è sviluppata e, seppur in ombra dell’aviazione di linea, ha contribuito allo sviluppo dell’aeroporto. Negli ultimi tre anni ciò ha permesso una gestione che, parca ed attenta, non ha richiesto contributi economici alla Città di Lugano che ne ha ripreso la conduzione.

L’aviazione di affari, ora presente con una media di venti voli giornalieri da e verso l’Europa e non solo, è una chiara espressione della necessità di mobilità aerea della regione e del cantone. L’epoca d’oro si è quindi conclusa? No, perché abbandonati gli scenari degli anni Novanta di cinquanta (50!) voli di linea giornalieri il futuro si potrà caratterizzare per mantenere la sua precisa funzione di mobilità aerea cantonale. Dal profilo operativo le necessità dell’aviazione d’affari sono simili a quelle dell’aviazione di linea/charter, e ciò potrebbe permettere la ripresa dei collegamenti aerei di linea che il nostro «sistema Ticino» ci richiede. Questi collegamenti su aree urbane difficilmente raggiungibili per via terrestre i francesi li hanno storicamente denominati di «oltre mare»: per noi si potrebbe trattare di Ginevra, dove il «mare» è costituito dalle «Alpi» che le varie linee di ferrovia veloce oltrepassano sull’asse nord/sud.

*Questa opinione è apparsa sul Corriere del Ticino il 15.12.2022.