25/06/2024

Lugano si terrà lo scalo almeno fino al 2025

Corriere del Ticino del 3.7.2023

L’aeroporto sta volando o è fermo a terra? Tutte e due. Vola nelle performance, come testimoniano i dati del Consuntivo di Lugano. Non sta ancora decollando, invece, per il suo «viaggio» verso una gestione privata, che durerà di più rispetto alle ultime previsioni, che già certificavano un ritardo rispetto alle previsioni precedenti.

Andiamo però con ordine, partendo dalle cose che filano lisce. «La gestione da parte della Città funziona» sintetizza il municipale responsabile Filippo Lombardi.

«L’utile registrato l’anno scorso sfiora il milione di franchi ed è il terzo consecutivo. Siamo contenti e lo è anche la clientela, che può beneficiare tra le varie cose di orari d’apertura più estesi». Guardando al Consuntivo, la vitalità dello scalo è confermata da un aumento, rispetto al 2021, di oltre 200 mila franchi dei costi per i salari del personale, dagli 1,3 milioni spesi in più per l’acquisto di carburante, la cui vendita ha fruttato 1,1 milioni in più, e da un aumento degli incassi per le tasse di sosta (+107 mila franchi), di handling (+222 mila), di atterraggio (+77 mila), di avvicinamento (+59 mila), per le tasse dei passeggeri (+19 mila franchi), di supplemento orario (+202 mila), di rumore (+35 mila) e di emissioni gassose (mille franchi in più). Fine delle tasse. E fine delle cose che filano lisce.

Barboi, ancora tu

Una delle questioni che rallentano il passaggio ai privati è il cosiddetto PSIA, ossia Piano settoriale federale dell’infrastruttura aeronautica: una sorta di piano regolatore che definisce cosa e dove si può realizzare dentro il perimetro dell’aeroporto. La sua revisione è in corso, e per il Municipio è un passo fondamentale prima di scegliere i futuri gestori, perché i progetti sul tavolo sono diversi fra loro e bisogna capire quale si adatterebbe meglio al contesto. Lugano con lo PSIA pensava di essere arrivata ormai alle battute finali, ma da Bellinzona è arrivata una doccia fredda. In un recente incontro, il Cantone ha chiesto un ulteriore valutazione idraulica sul previsto spostamento di un tratto del riale Barboi (corso d’acqua già abbastanza rognoso per l’aeroporto, perché durante le forti piogge esonda e allaga mezzo terminal). La Città ci è rimasta un po’ così. Non per lo studio in sé, ma per il fatto che la richiesta non è stata avanzata già durante i primi incontri lo scorso autunno. «Noi ci siamo messi subito all’opera – spiega Lombardi – ma questo passaggio richiede comunque un certo tempo». Ci sarà qualche mese di ritardo.

Ciò non toglie che l’autorità, aspettando il nuovo studio e la definizione dello PSIA, che in gran parte comunque è pronto, possa riattivare le discussioni con i gruppi privati interessati (ancora?) a prendere in gestione lo scalo. Ormai non vedono da tempo un numero di Palazzo civico apparire sullo schermo dei loro smartphone. «Li richiameremo nelle prossime settimane – fa sapere Lombardi – per informarli e per capire, allo stato attuale, quali sono le loro volontà».

Un’altra «call»?

Il passo successivo sarà riattivare l’iter per scegliere a chi dare le chiavi dell’aeroporto, ma non prima di una condivisione con il Consiglio comunale, a cui il Municipio chiederà di pronunciarsi sulla formula per stabilire il vincitore: ci sarà ancora una call for expression of interest, scelta per la selezione del 2020 e sfociata in una sparatoria giuridica fra le parti, o verranno preferite altre opzioni, come il classico concorso pubblico? Lugano stavolta vuole evitare scivoloni, in tutti gli aspetti del progetto. E questo ha un costo a livello di tempi. La gestione pubblica dello scalo avrebbe dovuto terminare alla fine di quest’anno, ma si protrarrà di sicuro per tutto il 2024. Probabilmente anche oltre. Lombardi risponde facendo valere un principio: «La qualità del risultato finale è prioritaria rispetto al calendario. La cosa importante è non perdere soldi, e noi non lo stiamo facendo. Anzi, guadagniamo». È anche vero che la Città effettua solo le manutenzioni finalizzate al mantenimento dell’attuale operatività. Non ha ancora affrontato una serie d’investimenti strutturali che attendono l’aeroporto. «Siamo tutti d’accordo sul fatto che queste spese, prima o poi, arriveranno» constata il municipale. «È a quel punto che la collaborazione fra pubblico e privato giocherà il suo ruolo. In questa fase, è meglio che ci sia una gestione pubblica».