24/05/2024

Aereoporto: ma quale campo fiorito?

Rigenerare un territorio pubblico, destinandolo a zona di svago, rinaturata»: è questa la visione esposta in relazione all’aeroporto di Lugano-Agno in questo spazio alcuni giorni fa da due esponenti dell’MPS. Insomma, via tutto e piantare fiorellini. Una forma un po’ particolare di approccio e sviluppo in un Cantone in competizione con realtà sempre più dinamiche e alla ricerca di creare opportunità lavorative, nuovi segmenti turistici e investitori.

Accanto alle realtà di Ambrì, Lodrino e l’aeroporto cantonale di Locarno, lo scalo di Lugano-Agno fa parte del patrimonio cantonale di infrastrutture aeronautiche a cui sono direttamente legati centinaia di posti di lavoro. Proprio a Lugano, gli ultimi tormentati periodi hanno avuto il merito di mettere in luce il potenziale e l’interesse nei confronti di un’infrastruttura che – a sorpresa di molti – ha tutti i numeri per funzionare. L’abortita «call for interest» ha palesato un’abbondanza di attori e cordate pronte a investire di propria tasca per una realtà ancora tutta da sviluppare. In pochi anni, da «Peppa tencia» – come la chiamano gli esponenti di estrema sinistra – l’infrastruttura si è trasformata in oggetto di interesse, apparentemente anche per la Città stesso che tergiversa a «liberarsene», presentando al contempo una serie di soddisfacenti cifre finanziarie.

Il Luganese, che ancora non ha attutito completamente l’impatto con una piazza finanziaria in fase di transizione e un turismo che fatica a progredire senza situazioni straordinarie, farebbe bene a riflettere con attenzione sul suo scalo e sull’interesse per cittadini e contribuenti. Non sono passati molti anni da quando l’Università di San Gallo ha quantificato l’impatto economico delle attività ad Agno a circa 1.600 impieghi e 200 milioni di franchi. Queste cifre riguardavano periodi in cui l’allora società di gestione navigava in cattive acque. Nel frattempo, un’attività di gestione oculata ha riportato lo scalo – con circa 9 mila movimenti all’anno – fuori dalle turbolenze.

Non è però una contabilità soddisfacente a breve termine che giustifica la presenza di una realtà aeroportuale come quella cittadina. Il potenziale dell’infrastruttura e delle attività ad essa legata è notevole. Sicuramente anche per quello che concerne i voli di linea, la cui richiesta ha raggiunto il picco proprio quando sono sopraggiunte negli anni 2018-2019 paradossali decisioni di abbandono della tratta da parte di note compagnie. Sotto questo aspetto la Città, di fronte a un «ritrovato» aeroporto, è invitata a sondare tutte le vie possibili per ripristinare un collegamento più che sostenibile su Ginevra. L’importanza di tali collegamenti si evidenzia ulteriormente in un momento di crisi come quello attuale in cui la galleria ferroviaria di base al San Gottardo è chiusa a seguito del recente incidente, e lo sarà per mesi ancora. E purtroppo anche il tunnel autostradale è stato chiuso domenica per un cedimento della soletta e, nonostante la volontà manifestata dalle autorità federali di riaprire entro il fine settimana, in realtà non abbiamo certezze assolute in merito. Ma soprattutto ciò mette in evidenza la fragilità del sistema che, per il bene del Ticino, deve poter contare su un maggior numero possibile di vettori di trasporto, incluso quello aereo, per restare collegato con il resto della Svizzera.

Sono stati necessari anni difficili per evidenziare a tutti le opportunità dello scalo luganese. Per sprigionarle sono necessari investimenti che i privati hanno dimostrato di voler fare, a suon di milioni. Preferire i campi fioriti è lecito ma, su questo sfondo, completamente incomprensibile.

Michele Rossi & Roberta Passardi, copresidenti Associazione passeggeri e aeroporti della Svizzera italiana